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Perché introdurre un CHO in azienda

Un paio di settimane fa, sono stato invitato da #ICF (International Coaching Federation) ad un loro evento il cui tema era la felicità in azienda e mi è stato chiesto di fare un intervento cercando di rispondere al quesito sul perché introdurre un #CHO (Chief Happiness Officer) in azienda.

Un po' per attirare l'attenzione del pubblico e un po' per essere super diretto, ho iniziato l'intervento confessando che il termine Chief Happiness Officer non mi fa impazzire e ho spiegato il perché di quest'affermazione. Una parte di me vede vede nella ricerca della felicità, un po' di pubblicità ingannevole. Non è che quello che si vuol proporre nelle aziende sia un'immagine di gruppi di persone perennemente sorridenti, quasi artificialmente sorridenti. Ma quello a cui aspiro è sicuramente team di persone, innanzitutto più consapevoli delle loro emozioni. Come il battito del nostro cuore ha degli up e dei down, così sono le nostre vite e la felicità sta proprio nella consapevolezza e gestione di questi up and down.

Ci sono 4 perché sociali molto forti che dovrebbero spingere tutti i #CEO a valutare di assumere un CHO o comunque di avviare delle iniziative su questo tema, ma vediamo quali sono:


  1. Se ogni manager ed imprenditore sogna un mondo dove i propri collaboratori inizino la settimana con una grand voglia di andare a lavorare, mi dispiace infrangere questi sogni, ma mentre voi li immaginate felici alla loro scrivania, loro probabilmente preferiscono immaginarsi in una bella location, mentre si prendono cura di loro stessi. Negli ultimi anni i dati di persone vittime di depressione sono aumentate tantissimo e questi non sono problemi che possiamo pensare che rimangano fuori dalla porta delle nostre aziende. Viviamo in un società composta da persone che hanno quasi sempre già soddisfatto i loro bisogni primari ed proprio in questo scenario che quindi il focus dev'essere orientato al #benessere.

  2. Il secondo fenomeno sociale riguarda invece la formazione. La scuola non è mai stata sufficiente a colmare il gap necessario per affrontare il mondo del lavoro, ma adesso questo gap è ancora più grande. Quindi se da un lato la società non ti forma abbastanza, le aziende devono creare un contesto dove sia possibile apprendere continuamente e il nuovo focus per l'imprenditore dev'essere la #autorealizzazione delle proprie persone.

  3. Il terzo fenomeno è l'invecchiamento della popolazione. Non serve che riporti studi, report o statistiche, è sotto gli occhi di tutti. Andremo in pensione sempre più tardi e quindi? E quindi va rivisto il modo in cui vediamo la seniority nelle nostre aziende. E' un valore a cui va dato #riconoscimento.

  4. Il quarto ed ultimo fenomeno cruciale di cui parleremo oggi è quello che di un futuro senza lavoro. In molti paesi si parla già della settimana lavorativa di 4 giorni. In alcuni contesti l'intelligenza artificiale ridurrà notevolmente la domanda di ore/persona. Questo è il fenomeno più difficile da interpretare e a cui dare risposte, ma il fenomeno c'è e ormai si parla di riscrivere la #economia.


Ci rendiamo conto che sono in atto davvero cambiamenti epocali nel mondo del lavoro. Il #covid19 ha sicuramente accelerato molti fenomeni. Se nella storia del mondo si parla di prima e dopo Cristo, nel mondo del lavoro, soprattutto del settore terziario, si potrebbe parlare del prima e dopo covid. Quindi, una volta chiariti i perché, chiariamoci come possiamo attivarci per dare un indirizzo diverso. Il come è determinato dallo stile di #leadership che vogliamo portare in azienda.

Ci sono 5 stili che potremmo raccontare:


  1. Il primo è uno stile più orientato al potere. La mafia è un esempio di organizzazione orientata al potere e al comando. Questo è un modello focalizzato sulla divisione del lavoro.

  2. Potremmo impostare l'azienda con un stile più paternalistico e autoritario come succede nelle scuole e nella Chiesa. In queste realtà i focus sono i ruoli e i processi.

  3. Un'altra opzione è quella di focalizzarci sugli obiettivi. Questo è tipico delle multinazionali, dove la parola più gettonata è la responsabilità.

  4. L'evoluzione naturale è una leadership più partecipativa, attenta ai valori e focalizzata sull'empowerment delle persone. In questo caso l'esempio più calzante sono le famiglie.

  5. L'ultimo modello, quello più evoluto, consiste in una leadership distribuita. Patagonia è l'azienda che più incarna questo modello. L'orientamento è al self management. L'azienda viene vista come un organismo vivente.


Quale che sia lo stile di cui vogliamo impregnare l'azienda, non dobbiamo dimenticare che la cosa più importante rimangono le energie che scegliamo per il nostro come. Le energie che muovo il mondo sono paura e sensi di colpa da un lato ed amore e gratitudine dall'altro. Il giusto modello, con le energie sbagliate, non porta alcun risultato.

Riepilogando un attimo, abbiamo letto i perché, abbiamo capito i come, adesso non ci resta che parlare di cosa fare in pratica. Il modello che ho studiato ha 4 dimensioni, il che vuol dire che le iniziative pratiche che potremmo portare avanti possono essere raggruppate in queste 4 aree.


  1. Cultural Transformation, ovvero iniziative avviate per orientare le aziende verso un proposito forte che generi un impatto sulle persone e sull'ambiente.

  2. Corporate Happiness, si tratta di iniziative per far diventare la felicità una vera e propria strategia aziendale.

  3. Positive Leadership, tutto quel che serve per avere dei leader positivi, perché non esistono organizzazione positive senza leader positivi.

  4. Positive Organization, vuol dire far diventare la felicità un processo aziendale evitando che rimanga solo uno spot o il frutto di qualche iniziativa momentanea.


Dietro ognuno di questi punti c'è un vero e proprio oceano di iniziative possibili che potranno non essere complicate, ma la cui esecuzione non è neppure da sottovalutare se vogliamo vedere dei risultati concreti.

Prima di chiudere vorrei lasciarvi con 4 alert che sono un po' il frutto della mia esperienza. In quasi tutte le multinazionali sono stati avviati progetti di Inclusion & Diversity che a parole è facile, ma nella pratica sappiamo tutti che spesse volte si fa fatica ad essere inclusivi pure con la gente del team che lavoro a fianco a noi, figuriamoci il resto. Quindi per il buon successo dei vostri percorsi, mi sento in dovere di consigliarvi di stare attenti a questi 4 aspetti:


  1. In alcuni contesti, parlare di felicità, può essere troppo prematuro. Perché stiamo facendo tutto questo? Ok per generare un impatto, ma non scordiamoci che alla base c'è la solita esigenza di incrementare l'EBIDTA. Rimanere fuori da certe dinamiche potrebbe compromettere in maniera non recuperabile il nostro #EBIDTA.

  2. Il consiglio numero due è legato al fatto che dovrete prepararvi a non essere capito e tra le cose che voi capirete a fatica, c'è anche il fatto che le nuove generazioni non sono allenate alla frustrazioni. Vorresti che fosse diverso? Ma non lo è, e prima ne prenderai atto, prima capirai perché è così importante parlare di curaggio nelle aziende.

  3. Il terzo advice riguarda il tempo. Inutile assumere un CHO, destinare un budget alle iniziative da org+ ecc. ecc. se poi non mettete in piedi un'organizzazione dove i vostri manager non hanno il tempo di parlare con i collaboratori. I vostri manager hanno tempo adeguato di qualità da dedicare al team? Se la risposta è no, ferma tutto e prima crea questo presupposto.

  4. Ultimo consiglio riguarda quello che secondo me deve rimanere la priorità delle priorità. Sapete quando un collaboratore non si dimentica mai di voi? Quando l'avete aiutato a crescere. Così come i genitori attenti fanno con i figli, così come i bravi maestri fanno con i loro scolari, allo stesso modo, siete chiamati a fare nelle vostre aziende. Non c'è iniziativa di benessere in azienda che valga di più del tempo che gli dedicherete per la loro crescita.


Bene, siamo giunti alla chiusura. Come ultima slide avevo scelto un'immagine di due giovani che ballavano. Era un'immagine che mi ricordava due giovani innamorati. L'ho scelta perché sono sicuro che se chiedessi ad ognuno di voi qual è l'emozione provata in vita che descrivereste come un'emozione di pura felicità, sono quasi certo che in molti risponderebbero, l'emozione che ho provato quando mi sono innamorato. Ecco, quando si è innamorati, non è che vada sempre tutto come vogliamo noi. Ci sono grandissime gioie, ma anche grandi dolori, ma rimangono i momenti più di estasi e creatività delle nostre vite, rimangono i momenti in cui ci dichiariamo, felici... E' possibile portare tutto questo nelle nostre aziende? E' possibile che quando ci alziamo al mattino per andare al lavoro, ci avviamo portandoci dietro questo bagaglio di creatività e positività? Io penso proprio di si!

Buona ricerca della felicità a tutti.

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