• Michele Puccio

DIALOGANDO CON TUO FIGLIO PER LA FESTA DEL PAPA’

“Se vuoi davvero qualcosa, qualcuno, se hai un sogno e vuoi davvero che si realizzi, allora non esistono paure che non possano essere affrontate, rischi che non possano essere presi, limiti che non possano essere travalicati. Anche a costo di rendersi ridicoli agli occhi di chi guarda (e giudica) dall’esterno di quel sogno. Se non sei disposto a renderti ridicolo, vuol dire che ciò che insegui non era un sogno, ma piuttosto un bisogno del momento, passeggero. Trovare quel coraggio è ciò che fa la differenza tra chi un giorno potrà dire “è stata dura, difficilissima, ma ce l’ho fatta” ed uno che invece passerà la vita a piangersi addosso, dando colpe ad altri delle sue frustrazioni. Vuoi davvero qualcosa? Inizia tu a dare tutto te stesso, a tentare l’impossibile, finanche a renderti ridicolo. Poi le cose fanno il loro corso. Non ti sto assicurando che comportandoti così riuscirai o raggiungerai il tuo sogno. Anzi, tutt’altro. Per rischiare così tanto, per arrivare a mettere in gioco te stesso, devi capire che non è il raggiungimento o meno del tuo obiettivo che dovrà renderti orgoglioso di te stesso. Ma tutto ciò che avrai fatto nel mentre. Tutti i sacrifici, le follie, …le rinunce, le sorprese, le emozioni, le gioie e i dolori che abiteranno nella terra di mezzo del tuo viaggio. Del tuo salto nel vuoto. Impara a non avere paura delle vertigini. Impara a costruirti con la tua caparbietà e la tua tenacia le ali per affrontare quel salto. Non ti posso assicurare che riuscirai a volare. Non dico bugie. Ma non posso neanche darti per scontato che cadrai, che fallirai. Perciò, se a quel sogno tieni davvero tanto, capirai che quel rischio và corso. Quello di rendersi ridicoli, perché come altro si può definire agli occhi di chi non sa volare, di chi non ha neanche mai provato a darsi una chance, uno che sul ciglio di un burrone prova a saltare per vedere se riesce a volare per raggiungere il suo sole, il suo sogno? Lo chiamerebbero ridicolo, folle, pazzo, malato, squinternato, deficiente, stupido, imbecille, coglione. Io lo chiamo, semplicemente, sognatore.”

Guido Paolo De Felice

#dialogo #figlio #padre #pensieri

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