• Michele Puccio

DIRITTI INVENTATI


La vacanza prosegue e osservare i fenomeni sociali di sti vacanzieri è un po’ il viaggio nel viaggio.


Scrivere dalla nave ha il suo fascino, no? Adesso sto lasciando il porto di Olbia.


Cominciamo con il cibo. Osservare la persone alla mensa in crociera ti fa vedere tutta l’avidità della razza umana. Ti danno un vassoio e sembra la gara a chi lo riempie di più, come se il cibo sulla nave fosse una risorsa limitata. Il sugo della salsa si mescola con quello del gulasch, circondato dall’unitissima insalata. Un sapore si perde nell’altro, è il suicidio del buon vecchio cibo. Un mese così e morirebbero tutti di trombosi, insomma, sembra ci sia qualche difficoltà nell’autogestione, ma tutto questo non vi ricorda qualcosa? Quello che accade a livello mondiale con le risorse della terra non è molto simile? Pensate a quando rimarranno le ultime gocce di petrolio…


Passiamo al fatto che ho visto la gente vantare diritti che non esistono. C’è chi sul pullmann recrimina la proprietà di alcuni posti e chi addirittura a teatro la recrimina la proprietà anche dei posti davanti perché poi fa fatica a vedere. Non vi racconto le pietose scene d’isteria mista a maleducazione collegate perché mi sembrerebbe di mortificarli troppo. Vi cito questi episodi perché pensavo come la società è passata da un’era in cui i diritti umani venivano calpestati continuamente ad una società post guerra mondiale in cui alcuni si sono letteralmente inventati dei diritti e l’aggressività con cui li difendono evidenzia come oramai li abbiano fatti loro, nella loro mappa mentale quello è un diritto da recriminare. Sono sicuro che se fate un po’ di mente locale troverete tantissimi esempi sia nella vostra vita pubblica che privata. Ad un giovane oggi consiglierei di mettere sempre in discussione quelli che pensa siano dei diritti per lui.


Torniamo adesso a parlare di economia. Dopo una tappa in Francia a Saint Tropez e due in Spagna a Palma e Minorca, giungo in Costa Smeralda. Avreste dovuto sentire la guida parlare della Sardegna, con tutto il rispetto per un posto bellissimo, ma sembrava che fosse Il Posto, che di meglio non esiste. Tutto sto decantare mi ha fatto un po’ sorridere perché essendomi sorbito quasi due ore di racconto del miracolo economico che è stato la recente scoperta di queste coste per il turismo dei VIP non ho potuto far a meno di fare il confronto con le zone di mare viste nei giorni precedenti. Semplificando, gli altri erano tutti posti molto vivi anche ad inizio stagione, a Porto Cervo invece non c’era un cane, l’unica gente in giro era quella della nave da crociera. Torniamo così al solito argomento, bella quanto vuoi, ma in termini di ricchezza quanta ne riusciamo a portare alla popolazione locale? Per una volta vi risparmiò di parlarvi dei piccoli disservizi subito intercettati in poche ore di permanenza, i risultati parlano per questi.


Adesso facciamo un bel discorso razzistico che riguarda anche noi. Su di una nave da crociera trovi personale di tutte le razze. Considerando una scala da 1 a 10 e mettendo verso il dieci il personale più gentile, sorridente e garbato e verso l’uno quello sgarbato, musone e maleducato, come mai quelli provenienti da alcuni paesi prendono quasi sempre voti alti ed altri quasi sempre bassi? Secondo voi, qual è il voto medio che riceviamo noi italiani quando siamo dall’altra parte? Io personalmente ci do un voto molto basso. Forse avrò scritto anche in passato di quest’ultimo argomento, ma avrete capito che mi sta molto a cuore, tanto che sono convinto che a livello centrale si dovrebbero studiare in maniera approfondita per capirne le origini e come influenzarli.



Le righe che seguono le sto scrivendo dopo il rientro, ma ci tenevo a riportarvi le ultime considerazioni. Arrivo a Salerno. Negli altri porti la nave ha sempre attraccato in un porto turistico o almeno in una porzione di porto turistico di un più grande porto mercantile. A Salerno attracchi in pieno porto mercantile proprio davanti a quella che sembra una via di mezzo tra la discarica ed il ripostiglio del porto… gran paesaggio…


Scendi dalla nave e fai una scoperta olfattiva. Arrivato al porto di Genova ho risentito un odore che non sentivo da quando ero stato l’ultima volta al porto di Palermo. Avete presente quel puzzo di pesce andato a male misto puzzo di piscio? Bene, arrivati a Salerno c’era la stessa puzza e considerando che nelle tre tappe precedenti in Francia e Spagna non c’era, mi sono reso conto che dev’essere una profumazione nostrana…


Adesso vi dimostrerò invece come siamo vittime di noi stessi. A Palma, molti passeggeri nel tentativo di risparmiare qualche soldo, invece di partecipare al tour organizzato dalla nave, aveva optato per sfruttare il taxi o quei bei pullman scoperti che ti fanno fare il tour della città. Noi per esempio, avevamo optato per il taxi perché con una cifra inferiore al prezzo dei quattro biglietti del tour e leggermente superiore al pullman cittadino eravamo riusciti ad ottenere quella flessibilità e comodità che fa la differenza quando giri con bambini piccoli e carrozzina. Arrivando a Salerno ecco che giungono le prime diffidenze del popolo. Il taxi veniva scartato per paura delle fregature… Chi riesce a superare questi preconcetti, si informa e se i quattro biglietti per il tour organizzato dalla nave con guida costavano 160 €, il taxi te ne chiedeva 200 €… Ecco i primi soldi persi dall’economia locale. Arrivati a Pompei decido di prendere un caffé al bar di fronte in piedi e sapete quanto mi hanno chiesto? Due euro, è stato il caffè più caro di tutto il tour e dire che le altre location non è che fossero meno prestigiose, avevano pure una vista migliore. Quindi, tu mi vuoi fottere ed io organizzo un embargo familiare, quel caffè sarà l’unica spesa fatta in quella terra. La storia continua la guida ci chiede i documenti dei bambini e le chiedo il perché. Lei mi risponde che sono necessari per i biglietti dei bambini. In tutti gli altri posti andavo da solo, dichiaravo i biglietti che mi servivano e questo bastava. Il documento però non basta, i bambini prima di entrare vanno raccolti e mostrati alla biglietteria. Quindi cosa capisce un comune mortale, innanzitutto che il rapporto di fiducia tra le guide turistiche che lavorano tutti i giorni la e le biglietterie è nullo e poi che localmente avranno tutti una Carta di Identità falsa, perché altrimenti non si spiega perché oltre al documento volevano pure vederli sti bambini. Capite voi come il sistema non “TRUST” genera freni all’economia.


Ovviamente prima di entrare chiediamo se ci conviene prendere la carrozzina e la risposta è stata di si e che al più qualche volta saremmo stati costretti ad alzarla. Risultato? O portato in braccio mio figlio con una mano e la carrozzina con l’altra… sappiate che Pompei è inaccessibile a qualsiasi disabile.


Ci vogliamo ancora chiedere perché il turista va all’estero e se viene non torna?


Il “Be Italian!” dell’ultimo post, è già diventato un “Why Italian?”.


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