• Michele Puccio

IN QUASI TUTTI NOI C’È UN PO’ DI SCHWAZER

Oggi ho visto la conferenza stampa di Alex Schwazer e nelle ultime ore ho sentito diversi commenti di persone comuni. La domanda che propone oggi Sky è se vada condannato o compreso. A me hanno lasciato perplesso le massacranti condanne prive totalmente di qualsiasi forma di empatia arrivate soprattutto da gente comune. Premesso che atleticamente parlando sarà corretta la condanna e la sospensione per il tempo che deciderà il tribunale sportivo, umanamente parlando ho invece provato vergogna nel sentire certi commenti. Quando ricorri al doping fai due cose principalmente, la prima, imbrogli una gara, quindi tradisci il pubblico che segue, la seconda, fai male fisicamente e psicologicamente a te stesso. Adesso pensateci un attimo, conoscete qualcuno che fa qualcosa che non dovrebbe nella vana ricerca di un po’ di accettazione, da parte di amici, fidanzate ecc. ecc.? Io ne conosco un’infinità. Ragazzine che fumano a tredici anni, adulti che fanno operazioni estetiche massacranti, ragazzi che prendono pasticche di tutti i tipi per far massa in palestra, ciclisti del domenica con super beveroni per migliorare una performance che solo loro ricorderanno, donne che vanno in giro con la pancia di fuori a meno venti gradi per essere più sexi, insomma, chi è senza peccato scagli la prima pietra. Nei libri di crescita personale si fa spesso riferimento al fatto che prima di tutto bisogna capire ciò che su vuole veramente e forse in questo Alex ha commesso il suo primo errore. Ricordo ancora un’intervista di qualche tempo fa in cui esternava la sua poca motivazione, infatti mi meravigliai di sentire che avrebbe partecipato alle olimpiadi. Chiunque abbia fatto dello sport agonistico sa che senza la passione reggi poco, provate a vedere qualche volta su MTV “Vite parallele”. Ti chiedo, ti chiedono, tutto il giorno per anni e la tua vita è sempre allenamenti e performance. Adesso lui magari smetterà perché è evidente il rifiuto verso questo sport e magari questa storia lo aiuterà ad avere la vita che realmente vuole, ma non scordiamoci che non necessariamente dovrebbe finire così, per esempio uno dei finalisti dei 100 mt di quest’anno fu squalificato per doping quattro anni fa e poi ha saputo rialzarsi. Non si vince nella vita solo quando si vince sul podio, ma ogni volta che ci si rialza, ogni volta che di decide di seguire i propri bisogni e passioni, quali essi siano, una medaglia…o una famiglia. Buona notte a tutti.

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