• Michele Puccio

CONVINZIONI LIMITANTI


Comincio subito con il ringraziare tutti quelli che hanno partecipato al sondaggio e che mi hanno quindi dato una mano ad introdurre l’argomento di oggi che sono le credenze limitanti. E’ un argomento che viene affrontato in tantissimi libri motivazionali o di PNL. Ogni autore si focalizza su alcune convinzioni rispetto ad altre. Oggi vi parlerò di quelle che ritengo io essere le tre convinzioni limitanti principali che frenano la nostra corsa verso il successo.

Partiamo con la prima e prendiamo spunto dalla mia prima domanda. Una delle domande che l’uomo si è sempre posto nella storia è proprio se la storia si ripete nei secoli oppure no. A livello statistico la massa pensa che la storia si ripeta sempre. Il mio Prof. d’Italiano delle superiori, Elio Giunta, mi ha invece aiutato a capire che solo apparentemente la storia si ripete, ma in realtà le circostanze sono sempre, anche se per poco, sempre differenti. Pensateci un po’, ma se tutto avesse una ciclicità scontata, i trader di borsa sarebbero tutti ricchi sfondati, giusto? Pensate adesso al periodo della schiavitù delle persone di colore, oggi ci sembra una cosa impossibile no? Dalla schiavitù siamo passati a Martin Luther King con il suo motto “I have a dream” e siamo giunti adesso ad avere il Presidente degli Stati Uniti di colore, Obama, con il suo motto “Yes, we can!”. Rileggendola così la storia sembrerebbe proprio che un’evoluzione ci sia stata, no? Credere che la storia si ripeta la considero una delle convinzioni limitanti principali in quanto potrebbe danneggiare una manager dal punto di vista strategico. Attenzione, il nuovo dilemma che ci troveremo a dover affrontare domani sul lavoro, non è praticamente mai una copia del dilemma di qualche anno fa. Quindi, se ragioneremo con gli stessi parametri, rischiamo di proporre una soluzione obsoleta.

Passiamo adesso alla seconda domanda. Se la prima voleva mettere in luce qualcosa che riguardasse l’ambiente in cui il manager opera, la seconda riguarda il manager in se stesso. Credere che si possa cambiare è fondamentale per la propria crescita professionale e per quella dei collaboratori. Sento già le voci di sottofondo di quanti stanno dicendo per darmi il contentino: “Certo, si può cambiare, ma piccole cose però…”. E no! O crediamo anche nei cambiamenti radicali o ci limiteremo troppo. Sono sicuro che tutti noi conosciamo almeno un personaggio che ha stravolto la sua vita, che sia un politico, un religioso, un cantante. Sono altresì sicuro che se facessimo un’analisi dei nostri ultimi venti anni troveremo tantissimi cambiamenti. Allora perché non credere da subito che chi nasce tondo può morir quadrato? Tanto la vita nel lungo periodo di cambierà, modellerà comunque, almeno smontando questa credenza ci daremo l’opportunità di cambiare già nel breve e soprattutto sulla base della nostra volontà.

La terza domanda è quella che trae più in inganno e vediamo come. Spesse volte per spiegare questo passaggio viene fatta la similitudine con lo sport. Per migliorare nel sollevamento pesi, dobbiamo sempre spingere il muscolo al limite, se non lo facciamo lavorare fino a raggiungere il limite, non miglioreremo mai, non riusciremo a diventare più forti di prima. Istintivamente a questo concetto si associa il termine dolore così come fa l’uomo abitualmente quando gli si chiede di cambiare qualcosa nella sua vita. Sarà perché in occasione del parto lo shock di passare dalla pancia al mondo è talmente grande che se lo porta per tutta la vita, comunque quest’associazione è praticamente un dato di fatto. Conseguenza? “Io dolore? Cosa? E perché dovrei? Sto bene così!” Quindi, non si cambia! Vedete un po’ come una credenza limitante può condizionarci tutta la vita. Torniamo un attimo all’esempio dell’esercizio fisico. Ma secondo voi, l’atleta che spinge il muscolo al limite, in quel momento prova un vero dolore o un forte, chiamiamolo disagio fisico? Io nella mia vita di sport penso di averne fatto abbastanza e a dire il vero, quello che si prova non si può descrivere con la parola dolore. Se fosse un vero dolore penseresti subito che non stai facendo l’esercizio bene e questo solitamente porta a dei traumi fisici. Torniamo adesso al nostro manager e al suo team. Per loro il cambiamento dovrebbe diventare come un gioco. Altro che dolore! Magari disagio. Disagio per ritrovarsi in una situazione non ottimale che li dovrebbe spingere a trovare un’alternativa. So cosa mi state per chiedere, ma come si fa? Il segreto sta nel creare le giuste associazioni mentali, cioè spostare il focus sulla novità positiva verso cui stiamo andando o quella negativa da cui stiamo sfuggendo. In palestra prediligo sempre le lezioni di step coreografico perché focalizzandoti sull’esecuzione della coreografica non senti lo stress muscolare e cardiaco, così un’ora trascorre mooolto più velocemente.

Riepilogando, abbiamo parlato di una convinzione che interessa l’ambiente in cui operiamo, un’altra che interessa il nostro modo di essere e l’ultima che riguarda il nostro modo di agire. Questi tre ambiti sono fondamentali per muoverci nella giusta direzione.

L’immagine in alto rappresenta il ciclo del successo o… del fallimento, che come vedete è innescato proprio dalle convinzioni.

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